2010 Rifugi Aperti del Mediterraneo – RAM

Ram 2010

Ram 2010

RIFUGI APERTI DEL MEDITERRANEO 2010
Rifugio V. Sebastiani mt 2.103 s.l.m.
Parco Regionale Sirente Velino
Rocca di Mezzo (AQ), 10-11 Luglio 2010

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Marcello Borrone

L’Italia presenta due grandi gruppi montuosi, le Alpi con il suo rapporto oramai consolidato con l’Europa del nord e l’Appennino, barcollante nel considerasi pienamente quale spina dorsale di collegamento fisico, simbolico ed economico dell’Europa centrale all’arco mediterraneo afro-asiatico. L’Appennino è una dorsale lunga 1.500 km, dove sono presenti 15 regioni, con 2.519 Comuni, 277 Comunità Montane, 58 Province, 15 Regioni, 15 parchi nazionali, 5 parchi regionali, 74 riserve naturali statali, 72 riserve regionali, il tutto su un territorio di 1.500.000 ha. La molteplicità geomorfologica rende il sistema paesaggistico complesso, differente nella percorrenza e nell’alternarsi delle stagioni, nella presenza di due vulcani, il Vesuvio e l’Etna e delle tante altre testimonianze di una cordigliera dove sono infiniti i segni dell’uomo. La preziosità dell’Appennino mediterraneo, consiste nella conoscenza della millenaria presenza dell’uomo sull’Appennino e le sue biodiversità, dove il sistema dei rifugi e sentieri, rappresentano infrastrutture sostenibili in quota, integrati con i centri pedemontani, anche alla luce della tendenza a traversare la montagna più che a salirla (sentiero Italia). Punto singolare e necessario di questo sistema lineare è il rifugio dell’Appennino che da punto di salvezza in un paesaggio ostile e deserto, luogo di incontro brusco e spartano in un’avventura silenziosa e solitaria, tenta di evolversi a presidio culturale, in prospettiva inserito in un sistema complesso di attrezzature per la montagna, utilizzate sempre più a rete, in connessione con il sistema ricettivo a valle, integrato nel sistema turistico. Il rifugio diventa vetrina del territorio dove sviluppare gli aspetti della educazione ambientale (Centro di Educazione Ambientale), della cultura materiale (prodotti gastronomici, artigianato), immateriale (momenti di approfondimento scientifico, artistico, etnografico, psicoterapeutico), comunicativo (concerti, filmografia, bibliografico) e di sicurezza (Soccorso alpino, incendi dei boschi). Rifugi aperti del mediterraneo 2010, svolto al Vincenzo Sebastiani sul gruppo del Velino, voleva essere un numero 0, una verifica della potenzialità della manifestazione, per valutare le criticità organizzative ma anche le possibilità di attivare un appuntamento pluriennale che ponga al centro la valorizzazione dei nostri rifugi, nella loro trasformazione a presidio culturale, auspicando la presenza della Regione Abruzzo e dei Parchi. Rifugi aperti del mediterraneo 2010, è stato organizzato insieme a Slow Food Abruzzo-Molise, associazione impegnata nella tutela dei prodotti di identità dal punto di vista ecologico (corretto utilizzo delle risorse naturali, nessun impiego di sostanze dannose per l’ambiente, salvaguardia della biodiversità), a sviluppare strumenti e metodologie distributive che diano il giusto riconoscimento ai produttori e ai trasformatori (tali da indurli a non abbandonare il millenario lavoro), a rilocalizzare i consumi (comprare prodotti locali significa valorizzare le varietà vegetali e le razze animali del territorio), a sensibilizzare ad un consumo consapevole (delle stagioni, delle caratteristiche organolettiche e in generale dell’importanza culturale che un prodotto locale può rivestire). Il Club Alpino Italiano Abruzzo, con la sua Commissione Scientifica, insieme a Slow Food Abruzzo-Molise ha voluto sperimentare la possibilità di raccontare e tutelare quei produttori che con impegno, con eroismo talvolta, salvaguardano tradizioni alimentari importanti per il territorio. Il Club Alpino Italiano Abruzzo con i suoi rifugi come presidi culturali possono svolgere questa funzione anche nel tema più ampio della biodiversità e delle sue mutazioni e/o perdite che comportano un danno :
– culturale, perché è una perdita di conoscenze, di tradizioni e di identità;
– scientifico, perché riduce la disponibilità di geni sul pianeta;
– economico, perché riduce le occupazioni potenziali;
– ecologico, perché comporta un degrado della funzionalità degli ecosistemi.
La manifestazione, autofinanziata (al millesimo) attraverso le quote di iscrizione, ha visto la partecipazione sopratutto di persone che non frequentano assiduamente la montagna e i rifugi, ed è stata strutturata su un weekend con due moduli di educazione ambientale, a partecipazione numerica differenziata in rapporto alla capienza di pernotto del Rifugio Sebastiani, con la giornata di sabato destinata alla conoscenza del gruppo montuoso e dei suoi ambienti straordinari con la splendida giornata che ha permesso anche il raggiungimento della vetta del Monte Velino, mentre la giornata di Domenica è stata finalizzata ai laboratori del gusto volti alla conoscenza delle attività pastorali locali. Con la consapevolezza che un rifugio non appartiene al solo Comune nel quale è ubicato, ma bensì ad un intero territorio, sono state particolarmente gradite le presenze e le parole dei Sindaci di Rocca di Mezzo e di Lucoli che hanno salutato i partecipanti insieme al Vicepresidente del CAI Abruzzo, Gaetano Falcone, al Vicepresidente del CAI di Roma e all’Avv. Eliodoro D’Orazio per Slow Food Abruzzo-Molise. Si ringrazia il prof. Aurelio Manzi per l’intervento scientifico sugli aspetti della pastorizia, lo staff del Rifugio Sebastiani per la straordinaria disponibilità, la cantina Pietrantonj di Vittorito, il fiduciario Slow Food di Francavilla al mare Davide Acerra, Sergio, Antonella e Marco che ci hanno indicato la strada della vetta, ma soprattutto ai partecipanti, entusiasti di affrontare “fatiche” inusuali.
Grazie